Regole

Spesso ci trovavamo nella stessa stanza , insieme. Io ad un angolo e lui ad un altro. Ci scrutavamo per minuti per decidere chi sarebbe uscito da quella piccola finestra di luce che si trovava sopra le nostre teste. Testa , per quanto riguarda lui , è un  termine non  troppo preciso. La sua forma era abominevole , piena di incongruenze ma lentamente imparai le sue diverse forme. Le sue forme erano notevoli e quella che mi spaventò di più , la prima volta che la incontrai , fu quella del serpente. Il suo corpo , tendente al marrone , formava un serpente mezzo morto e lentamente strisciava intorno al suo angolo. Avevamo un unico patto , una sola forma di lealtà ci legava. Ognuno doveva mantenere la propria territorialità. Non so dire precisamente quando stipulammo questo contratto  , forse non lo facemmo mai con chiarezza. Entrambi , però , sapevamo di dover rimanere nei nostri rispettivi angoli. Non ci era permesso di lanciarci ed ottenere altro terreno. Era stato deciso il nostro perimetro , nello stesso momento in cui eravamo nati. O meglio ,nel momento in cui lui nacque , io non ci sono sempre  stato dalla notte dei miei tempi anche se lui sostiene il contrario. Ogni tanto cerca di prendere il controllo della situazione , di rubare la mia identità ma non glielo permetto , non sempre almeno. Non parlavamo nemmeno. Eravamo  telepatici l’uno col l’altro; anche se non c’erano grandi discorsi spesso lui rispondeva con monosillabe alle mie complesse domande ed a volte , alle sue complesse domande , riuscivo a rispondere solo con dei si o con dei no. Siamo limitati e ce ne rendiamo conto. Limitati nell’atto più semplice di tutti , la vita in quanto tale. Abbiamo dei limiti , come  tutti gli uomini, anche se non siamo propriamente uomini. Lui non lo è per certo. Siamo come delle essenze che aspettano , di tanto in tanto. Potremmo essere stelle oppure golem di sabbia ma non siamo certi di nulla. Lui stesso poi , mi maltratta con delle cattive ed anguste parole. Mi ripete le stesse cose che ripeto nella mia mente o che scrivo , come se sapesse tutto ancor prima che esce dalla mia bocca o da un semplicissimo ragionamento. Mi diede un disegno questo essere , dove c’era un semplice “ tu” ed il disegno di un elefante con delle piccole ali di uccello e la coda da Labrador. All’inizio non capii il motivo di quel disegno , ma Dio solo sa la rabbia che si scaturì dentro di me una volta capito il suo intento. Voleva minimizzarmi ,voleva mettermi nella periferia della mente ma io non potevo permetterglielo e quindi attaccai a mia volta, con pensieri forti e pungenti che lo avrebbero ferito nel profondo. In quei periodi , nei due angoli , il mio umore cambiava spesso. Riconoscevo dentro di me un forte odio per quella “cosa” ma poi , dopo minuti e minuti , riuscivo ad avere empatia , poi pietà ed infine benevolenza nei suoi confronti. Non saprei spiegare al meglio i cambiamenti  che , come onde in un mare agitato , accadevano dentro di me. Ma giuro che spesso , provavo persino una forma di amore fraterno verso quell’essere. Lui non ricambiava sempre queste emozioni. Spesso e volentieri nascondeva il suo sguardo a me. Non poteva lasciarsi guardare negli occhi per troppo tempo o le colpe di entrambi avrebbero riempito quella stanza , fino a far crollare l’intera struttura.  Lui era il più prudente fra i due. Arrivava sempre ad abbassare lo sguardo ed evitare delle catastrofi. Io , invece , volevo a tutti costi spingere ogni limite ed ogni confine che qualcun altro ci aveva posto. L’unica regola intramontabile era “rimanere nel proprio angolo prima della chiamata”. Penso che seguissi quella regola per sentire dentro di me di avere “delle regole”. Ne avevo bisogno e lui lo sapeva. Lui è la mia regola più grande e se vediamo le regole , in una visione forse eccessiva , come dei limiti allora lui è il mio più grande limite. E capisco , col tempo , di aver bisogno di questo limite.
Lui è una brava melma. A volte mi ricorda l’immondizia ma so che ha della bontà dentro di sé; forse non bisogna profumare di fragole per essere elementi positivi all’interno di un insieme. Lui è  un elemento positivo , ovviamente. Ma io non posso far a meno di criticarlo ed avere dell’astio perché è così diverso da me, così agli antipodi.
Siamo una sola cosa , lo so  e nessuno deve ripetermelo. Già quando , la prima volta , lo capii mi sentii a pezzi. Ora non ricordatemelo.
Ricordo una volta , però , dove quella regola intoccabile fu distrutto e lui mi toccò la mano. Fui tanto sereno quanto impaurito ed odiavo tutto ciò.

Casa

Ciao Sei.

Sono le 3 di notte di una Domenica di Dicembre. Domani dovrò svegliarmi presto e tornare a studiare ma non riesco proprio a dormire. Non riesco proprio a tenermi fermo e freddo ed il sonno non riesce ad arrivare. Quindi ho pensato di scriverti un po’ , a modo mio. Con Mercoledì siamo al nostro quinto appuntamento. Quel minuscolo ristorante messicano mi è piaciuto molto ma lo avrai notato , visto quanto ho mangiato ma ora non vorrei parlare di questo. Probabilmente ci lasceremo , ne sono abbastanza certo. Siamo al nostro quinto incontro e sembra tutto perfetto ma prima o poi capiterà , quindi ti scrivo queste parole per rassicurarmi o per sentirmi meno spaventato da quello che avverrà. MI ripeti sempre di essere un po’ più gioioso rispetto al giorno prima ma è dura.
Voglio raccontarti del nostro secondo appuntamento e di quanto mi sia piaciuto ; ci stavo pensando prima (Dopo la diciottesima sigaretta, penso) a quell’uscita. Soprattutto quando siamo finiti in quella strana campagna. Non ne conoscevo l’esistenza e questa città mi dà sempre modo di stupirmi. E tu , ovviamente , mi dai sempre un nuovo spunto per conoscere cose nuove e situazioni diverse da quelle comuni.
Però , in primis , ammetto che quella fu la mia uscita preferita. Dopo avermi preso per mano , ci infilammo in quel sentiero piccolo e scosceso dove gli albero e le foglie coprivano ogni angolo. Non riuscivo nemmeno a vedere il cielo grigio di quella dolce giornata. Tu sapevi dove andare ed io mi fidavo cecamente , sentivo delle belle sensazioni sulla pelle come una pelle d’oca piacevole. Ed arriviamo in questa prateria. Non c’era davvero nulla , se non una marea di alberi alle nostre spalle. E tu mi lasciasti la mano , io ti chiesi qualcosa ma non ci fu nessuna risposta. Io , impacciato come sono , pensavo al peggio. “Chissà cosa ho combinato?” “Forse sono rimasto troppo in silenzio lungo il tragitto” “ Non si sente bene? “. Queste domande e tante altre fecero capolino nella mia testa . Ovviamente , nel torto , c’ero solo io. Non ti conoscevo ancora e non sapevo cosa aspettarmi da te e mai mi sarei aspettato del “silenzio”. Il silenzio , ci pensavo oggi , non è una cosa comune. Molte persone non vogliono vivere quella sensazione o , più semplicemente, non vogliono tenere la bocca chiusa. Tu , invece , eri rapita da tutta quella scena. Un panorama rauco e pieno di grigiore , l’erba sembrava quasi un verde petrolio per via della poca luce e dell’umidità. Tu , Sei , eri stupenda. Eravamo a due metri di distanza ed io , indaffarato con le mie domande , non avevo la forza di avvicinarmi e quindi osservavo. Quella sagoma , in quel quadro , la ricorderò per sempre e la porterò sempre con me. Questa è la più sincera ed onesta promessa che posso farti. E respiravi , con gli occhi socchiusi. Non facevi nient’altro e le tue braccia erano nascoste dal tuo maglione preferito ( quello rosso , ricordo anche questo). Sono certo che le tue mani fossero chiuse in dei pugni poco stretti per via del freddo. E respiravi.

Quando avevo trovato la forza di avvicinarmi , i tuoi occhi erano totalmente chiusi ma io ero impaurito dall’incomprensibilità della situazione. E , soprattutto , non mi sentivo in dovere di prenderti per mano o toccarti in qualunque modo. Quindi , decisi immediatamente di rimanere al tuo lato (sinistro) e guardarti, studiarti e perdermi un po’. Dopo pochi secondi girasti lo sguardo e dicesti “Vengo qui almeno una volta al mese. E’ il mio posto preferito , specialmente quando è Autunno o Inverno. Mio padre ,quando ero piccolissima , mi ci portava spesso e questa abitudine non mi è passata” e poi , dopo qualche secondo di silenzio e comprendendo che non avrei ribattuto alle sue parole, continuò “E vengo qui solo per respirare. Non faccio picnic o cose del genere , ci vengo solo per respirare un po’. Volevo fartelo vedere questo posticino. Ci porto ogni tanto qualcuno quasi per istinto”
Penso di aver sorriso per due giorni dopo quell’appuntamento e ci accordammo per il terzo. Fu davvero importante per me vederti in quella forma. Non sembravi nemmeno tu , sempre energica e scattante per un attimo avevi deciso , o qualcuno per te , che dovevi rimanere in silenzio e respirare con forza e decisione. Adoro il tuo istinto in tutte le sue forme.


E poi vorrei parlarti di una strana immaginazione che ho compreso solo ora , dopo settimane. Dopo la nostra prima uscita , e sarà banale dirlo, ma l’elemento che più mi aveva colpito della tua persona era il grosso sorriso che tiravi fuori ogni tanto. Me ne facesti uno , solo per me , al nostro primo appuntamento. Dopo , quando ero tornato a casa , come al mio solito mi stesi a pancia in su sul letto ed iniziai a rivivere tutta la serata. Mi ripetevo tutte le parole che ti avevo detto e rivivevo tutte le tue reazioni. Il tuo sorriso lo riprendevo sempre nella mia mente , come se fosse un segnalibro di un libro che non avrei mai e poi mai finito. E’ un processo che faccio sempre. Ripeto nella mia mente gli eventi delle mie giornate , specialmente quelle migliori. Mi dà  un senso di appartenenza alla mia vita. Come se avessi bisogno di riassumere ciò che mi succede , aiutato dalla memoria , per sentirmi parte di un percorso. O forse sono semplicemente una persona che non riesce a non distaccarsi dalle piccole cose che accadono intorno alla mia vita.
Poi mi addormentai con questo tuo sorriso nella mente. Sognai il “Number 10 “ di Pollock. Sognai quei grigi , i neri che si stendevano come serpenti e uomini perduti in una steppa astratta. La sua enormità , la bellezza e fu un sogno piacevole.
E’ proprio per questo che ti scrivo , devo dirti la verità. Proprio oggi , dopo settimane , penso di aver compreso il motivo di questo accostamento.
La prima volta che conobbi Pollock fu proprio attraverso il Number 10. Ero immobile ma dentro tremavo da quelle immagini e colori e me ne innamorai ma soprattutto un solo concetto arrivò alla mia mente in quel momento. Pollock mi faceva sentire a “casa”. In quel quadro , ero nel luogo dove dovevo essere. Sentivo la calma ed il calore delle Domeniche pomeriggio , quando i termosifoni riempivano di calore la casa , ed io , bambino , giocavo su di un vecchio tappeto. Mi sentivo a casa.
Sei , il tuo sorriso mi fa sentire a casa. E non ha senso che io l’abbia , inconsciamente , compreso dal primo istante.
E solo ora riconosco il collegamento.

-Otto

“Sono solito scrivere quello che mi succede giorno dopo giorno. Avevo iniziato questo diario dopo aver ricevuto in regalo , per il mio compleanno , una piccola agenda totalmente bianca. Pian piano iniziai ad aver sempre più bisogno di rigettare le mie esperienze in quel piccolo diario. Ogni mia risata , pensiero o concetto su cui mi soffermavo doveva , per forza di cose , finire lì dentro. Avevo una sola peculiarità. Dedicare a qualcuno ogni singolo testo. Odio parlare in maniera generale o indirizzare un testo a me stesso  , preferisco parlare con qualcuno. A volte è mio padre , a volte un amico e così via e tutto ciò mi è  servito a sentirmi più a mio agio. Infatti , il testo che vi propongo è una lettera per Sei. Non l’ho mai inviata e probabilmente mai lo farò. Spesso ho pensato di infilare queste pagine nella sua borsa di nascosto ed immaginavo il suo viso e le sue reazioni per minuti e minuti.  Alla fine non l’ho mai inviata ma la scrissi di getto e con forza , dopo alcuni dei nostri incontri. Non ci eravamo ancora fidanzati eravamo alla terza o quarta uscita insieme ma sentivo la necessità di comunicare queste parole a lei , pur non facendogliele leggere. O forse avrei voluto un ritratto del passato sempre al mio fianco. Sono una persona pessimista per natura , me lo dicono e mi ci sento spesso. Avevo già immaginato che la storia con Sei non sarebbe andata molto lontano ma poco mi importava , eppure di queste pagine mi importava e mi rassicura rileggerle dopo alcuni mesi. Serve soprattutto al mio animo come se ricordassi di aver vissuto una o più esperienze. Ho sempre avuto bisogno di sedermi , ripensare , farmi prendere dalla nostalgia non tanto per un sentimento ricercato ma per sentire i miei passi , uno dopo l’altro.  Non mi dilungo ancora e vi lascio leggere queste parole che , giurerei su qualunque cosa , sono la dimostrazione di uno sforzo , per me , di audacia e forza. “

Dialogo

-Avrei voluto che apparissi a me sempre con i primi occhi.

– Lo stesso. Lo sai *Pausa* le cose mutano sempre

-LO so. Un giorno svegliandomi avevo delle idee. Idee forti che picchiavano agli angoli della mia testa. Mi hanno accecato ma non riesco a farne a meno. Abbiamo tutti idee del genere. Idee sedimentate dentro di noi che prima o poi escono fuori. Sono i pilastri di ciò che siamo, nel bene e nel male.

-E poi sei cambiato. Riesco ancora a ricordarmi quei giorni. Leggevi sempre il giornale e ti chiudevi in te stesso. Io ero lontana, messa da parte nella stanza accanto. Guardavo le persone che ho più amato inscurirsi e scomparire minuto dopo minuto

– Se solo non fossi così stupido. Se mi lasciassi trasportare tutto sarebbe più facile.

(Se il tuo amore fosse riuscito a cambiare queste idee , sarei ancora sereno. E scambiarci un bacio sarebbe il movimento più indispensabile di tutte le mie giornate)

– Lo penso anche io . Ci perdiamo in noi stessi continuamente. E’ questo il vero problema

Amore Umano

L’uomo è da sempre (saranno centinaia di anni) coinvolto nella società. Sembra, oramai, faccia parte di noi stesse la tendenza ad unirsi in comunità e poi formare grosse società con classi gerarchiche, posizioni sociali, ecc…

L’uomo vive la società con tutte le sue regole. Il denaro su tutti ci condiziona di continuo, come elemento necessario alla sopravvivenza. Poi troviamo anche i rapporti umani, il lavoro, e tanti altri elementi artificiosi.

Però pensando alla trama de “A sud del confine ad ovest del sole “un pensiero mi è apparso dinanzi alla mente. Tutta la trama di questo libro gira attorno ad una storia d’amore. Storia molto complicata. caratterizzata da eventi poco felici ma la questione importante è l’impatto che l’amore ha sul protagonista.
L’amore lo annega (soprattutto lui ci si immerge) in un lago di problemi e dolori ma imperterrito lui continua la “nuotata”.
La sua vita quasi perfetta (vista da un punto di vista propriamente sociologico) viene lanciato in aria per poi frantumarsi in mille pezzi per un amore impreciso e instabile che gli porterà dolori su dolori.

Non penso che sia l’amore in sé la morale prossima della storia, anzi c’è qualcosa di più profondo. La tendenza umana verso le emozioni e verso le relazioni interpersonali. Questo amore, relazione, interazione diventa notevolmente più importante di tutti i paletti sociali , moderni e consumistici. Come se Murakami ci dicesse, sottovoce, quanto sia impossibile per noi liberarci dalla nostra umanità ed interiorità.

Anche se il mondo intorno a noi cerca di insegnarci le regole della serenità comunque le relazioni umane sono più importanti, impattanti e necessarie di qualsiasi conto in banca, casa , agiatezza sociale.
Siamo sempre umani se ci si fa attenzione.
Ma spesso il continuo consumano ci appare come una saturazione notevolmente più semplice rispetto all’amore che in qualsiasi forma è duro da contenere, gestire ed alimentare.

Coincidenze

ciao , oggi camminavo sulla spiaggia. Pieno inverno ma non mi interessava. Era Dicembre , inizio Dicembre. Ho smesso di andare a scuola da un paio di giorni ma domani ci tornerò. Avevo solo bisogno di dormire un po’ e prendere del tempo. Lo faccio spesso in questo periodo. E’ molto meglio così. Perché sennò dovrei rimanere dei minuti a spiegare delle storie e poi non direi mai la verità ma mi inviterei delle cazzate ed odio essere un bugiardo anche se spesso mi piace manipolare la situazione intorno.

C’è questa donna bruttissima. Bruttissima perché non mi ha neppure guardato anche se è molto sola. Quando passi tanto tempo da solo lo vedi quello sguardo. Lo riconosceresti fra mille come lo sguardo di chi fuma troppa erba ; è come se ci fossero degli schemi facciali sempre uguali che ci hanno messo dentro il DNA. Lei non mi ha guardato nemmeno una volta. Era avvolta da un’enorme sciarpa rossa ed aveva un bastoncino in mano , uno di quelli che si trovano sulle spiagge di inverno. E sotto questa sciarpa rossa si intravedeva un naso pronunciato , niente bocca o orecchie ed uno sguardo immerso in un filo di eyeliner. Il maglione verde pieno di piccole palle di pelo ,si intravedeva sotto il cappotto anch’esso verde. E quando avrei voluto che mi venisse a parlare. Come se ci fosse un significato superiore in quella scelta , di quella mattina di non andare a scuola. Per anni ho odiato il mare. Era la prima ed ultima cosa che vedevo durante le mie giornate ed invece dopo un’estate passata in una pianura schifosa ed umida , non riesco più a farne a meno. Ma come fa il mare a farmi impietrire ogni volta. Sento le onde sbattere sulla riva. E lei continua a non guardarmi. Chi si crede di essere. E poi che cosa sta disegnando. Cosa pensa di fare. EHI ci sono anche io qui , perché non mi noti?. Non mi hai nemmeno degnato di uno sguardo. Che brutta persona. Non posso aspettarmi niente di meno dalle persone alle nove del mattino in spiaggia a Dicembre. Forse avrà qualcosa da nascondere , forse è timida ma sta avendo il mio stesso pensiero. Nono, alla fine sta solo pensando ai cazzi suoi ed io non sono nemmeno riuscito ad entrare nel suo raggio di azione. MI sarebbe piaciuto parlarci. Si vede che è sola o che qualcosa non va per il verso giusto nella sua vita, è così evidente. Ed anche io sembro un bambino perduto in un centro commerciale , è così evidente. Avremmo potuto parlare per un’oretta buona, dicendoci e non dicendoci quello che pensavamo. Mi sarebbe piaciuto. Avrei trattenuto quel ricordo per giorni  e mi sarei sentito più a mio agio. Quella scelta , di lasciare la scuola , avrebbe ottenuto un significato enorme. Sarei stato l’artefice di una coincidenza e poi anni dopo ci avrei ripensato con un senso di incompletezza e tenerezza al contempo; come quando ti viene in mente un vecchio abbraccio di tua madre e , che le cose vadano bene o meno con tua madre , ti senti più caldo del giorno prima. Ti sento meglio del giorno prima. Probabilmente per questo motivo stavo aspettando di parlare con quella brutta , anzi bruttissima , ragazza con quel brutto cappotto verde. Eppure la aspettavo in qualche modo. Dopo minuti e minuti mi rendo conto che la stavo fissando o meglio me ne rendo conto perché lei per la prima volta sembra percepire la mia presenza. Forse il mio sguardo così insistente le ha dato fastidio e si è sentita osservata , è lecito ed anche io avrei avuto la stessa reazione. La reazione? Nulla di che. Il bastoncino si ferma e lei gira il collo , lo sguardo è puntato su di me. Tutti i pochissimi riflettori di questa spoglia spiaggia sono puntati su di me che , piuttosto di impietrirmi, sorrido dolcemente. Lei nulla , assolutamente nulla. Non ci sono emozioni in quello sguardo. Mi sembra quasi più accomunabile ad un essere vivente, quel piccolo e sfatto bastoncino. Ho cercato per tutta la mattinata di non guardarla ma dopo un’oretta dal nostro non-incontro , lei decide di riprendere il suo cammino. Ma prima compie un gesto che ho percepito come ambiguo e fuori dal comune. Non era un comportamento tipico di lei , si notava che era una persona pacata e sapeva comportarsi. Tuttavia , mi guarda per un secondo e lancia , senza troppa forza , quel piccolo e consumato bastoncino. E cammina via , mettendo quelle pietre che ha al posto delle mani , nelle enormi tasche del cappotto non prima di aver stretto ancor di più quella sciarpa inutilmente enorme. Si avvia e non mi dice nulla ed io sono incazzato. E’ una brutta persona. Poteva salutarmi anche solo con un sopracciglio e mi sarebbe andato bene ed invece pensa persino di poter fare quel piccolo ed insulso gesto nei miei confronti? Che brutta persona. Non ho altro da dire. Poi penso che era così strano quel gesto e doveva avere un qualche tipo di significato. Sentivo di capirla anche solo lontanamente oppure ero solo pieno di me e mi sentivo il centro di questo sistema solare. Decido di avvicinarmi al suo foglio da disegno fatto di sabbia umida e dura. Ci sono scarabocchi cancellati e rifatti e poi , sotto tutti questi scarabocchi, uno smile ed un “CIAO!”.
Ho sorriso sapendo di star vivendo una coincidenza. La mia personale coincidenza.

Scompartimenti

Dopo un lungo viaggio , ci trovavamo in un luogo impreciso. Io -Otto- e lei  -Due- avevamo deciso di scappare per un po’ di giorni dai nostri rispettivi lavori. Alcuni giorni di vuoto e di lunghe camminate immersi nella neve. Mio padre ce ne parlò mesi addietro, riguardo questa bellissima montagna innevata tutto l’anno e della possibilità di affittare queste piccolissime baite/appartamenti ad un prezzo stracciato. Questo perché era un luogo di totale solitudine. I servizi forniti erano davvero pochi e per giungere al primo market ci volevano almeno 30 minuti di macchina. Niente ristoranti  , bar o socialità di alcun tipo. A tavola , dopo questo consiglio paterno , vidi gli occhi di Due splendere. Era da tanto che non viaggiava per via del nuovo lavoro e dei pochi giorni liberi che preferiva spendere nel totale ozio. Quindi, decisi aprioristicamente di prendere questo piccolo appartamento. Un letto matrimoniale, un piccolo camino e una decina di sedie intorno ad un orrendo e vecchio tavolo e delle finestre che ci mostravano il freddo al di fuori. Comprammo , prima di partire , degli scii per provare un po’ questa attività. Due non aveva mai provato ma era molto interessata , io ero un principiante ma avevo avuto la fortuna di fare qualche discesa , specialmente in giovanissima età. Era un Martedì e mancavano due giorni alla nostra partenza. Decidemmo di tenere quella giornata come una sorta di pausa dal mondo. Non si usciva, entrava o ci si divertiva. Il letto e le quattro pareti di legno sarebbero state il nostro nuovo habitat almeno per questa giornata.

Erano le tre di pomeriggio e Due si era appena svegliata. Io , invece, avevo avuto delle difficoltà a dormire per via del russare di lei e non riuscì a prendere sonno quasi per nulla. Aspettavo che si svegliasse e mi facesse compagnia. Visto che non avevo portato libri , cd o altro ed il telefono mi annoiò quasi immediatamente. Notai , alle nove di mattina , un forte vento che sbatteva contro le finestre. Due non veniva minimamente scossa da ciò ma continuava a dormire come se ci si impegnasse a non aprire gli occhi. Lei era statuaria , pancia in su , mani congiunte e respiro lento; io assomigliavo ad un serpente che aveva puntato la preda. Mi muovevo continuamente per cercare la giusta posizione -mai trovata- e mi allungavo in tutti i modi per addormentarmi al più presto ma ciò non avvenne mai.
Sentii , durante la notte , anche un verso di uno strano animale ma nessun uccello . E pensai che forse con questo freddo glaciale gli uccellini là fuori avevano mal di gola e non avrebbero potuto “cantare” per il mattino.

Io e Due avevamo affrontato un periodo difficile mesi addietro. Un periodo composto da litigate , vecchi sassi nelle scarpe ed accuse di vario tipo – spesso infondate- ma le cose si erano pian piano aggiustate. Dopo 6 anni insieme non avevamo mai affrontato delle liti così violente e piene di patos. La rabbia ci consumava giorno dopo giorno e fu lei ad esplodere; tutto partii da un caffè che io feci male e che le dava il voltastomaco.
Anche se la tempesta , della nostra relazione , era passata io non riuscivo a non rivivere quei momenti. Specialmente quando la guardavo dormire era come se i discorsi delle settimane precedenti riaffiorassero alla mente ed io cercassi nuove risposte , nuove domande , nuove tesi da portare avanti ma ciò era futile, me ne rendevo conto. Non riuscivo a farne a meno ,però. Non che ne parlassi con lei , anzi. Per quanto quel periodo avesse dato una svolta , in parte positiva , alla nostra relazione, dal mio punto di vista ricascare in quei discorsi era inutile e tipico del rancoroso che sono. Non volevo e non voglio ,anche ora che sto narrando , essere rancoroso con lei. Non penso che lei meriti il rancore o altre emozioni vili.

Alle 3 di pomeriggio si svegliò. Io ero già al secondo caffè ma decisi di rimettermi a letto e guardare il soffitto a più non posso. Al suo risveglio , mi sembrava quasi un neonato uscito dal corpo della madre. Gli occhi pieni di stanchezza , il viso crucciato e lo sguardo perso come se non avesse compreso chi ero e cosa stava succedendo intorno a lei.
Ci scambiammo un buongiorno sottovoce e lei capì subito che non avevo preso sonno ed ero in piedi da ore. Decidemmo di rimanere a letto. Io allungai , da serpente quale ero diventato , un braccio intorno alla sua vita e lei allungò la mano nei miei capelli. Amava toccarmi i capelli , specialmente la mattina e specialmente di Domenica. Poteva rimanere ad accarezzarmi anche per ore , affondando le sue dita nelle radici dei miei capelli e poi tirandole fuori  per sentirne il fresco.
Iniziammo a parlare del più e del meno , in questa posizione sia dinamica che statica. Io ad un certo punto affondai il viso nel suo piccolo seno e respirai forte.

“Stanotte ho pensato molto. Specialmente agli scorsi mesi e alle nostre infinite litigate. Mi sembra inverosimile che siamo di nuovo qui. “
“Capita anche a me. Sono stati giorni difficili per entrambi”
“Pensavo” e tolsi il viso dal suo seno per guardare il soffitto mentre il braccio , diventato soffice come una nuvola continuava a toccare la sua vita  “Pensavo a tante cose. Sai , quando mi urlasti in faccia per la prima volta una strana rabbia mi ribolliva dentro. Ero infuriato e non riuscivo a tornare lucido ma poi dopo delle settimane compresi quanto io stesso meritassi quelle parole. Non tanto perché avessi sbagliato quanto per la scossa che ho subito come non succedeva da tanto tempo. Mi ha fatto , in un certo senso , sentire davvero vivo dopo mesi di clausura sentimentale. E  d’un tratto tutti i miei sentimenti sono fuoriusciti fuori. Rividi tutto il bene che ci siamo voluti , l’amore sconsiderato e le scelte giuste o sbagliate che siano. L’importante è che rividi tutto. Ed avevo paura di perderti e penso che fosse lo stesso per te” Lei sorrideva lievemente e continuava ad accarezzarmi; Mi lanciò uno sguardo d’assenso dopo la mia ultima frase “Ed ho pensato a questi anni ed una domanda si era piantata in un angolo della mia mente e non andava più via. ‘ Dove va a finire tutto questo amore? ‘. Era la domanda che usciva sempre fuori mentre cucinavo , facevo la spesa o dormivo con te. Vedevo il mio amore come un fiume che doveva , per forza di cose , sfociare da qualche parte. E poi pensai a mia Nonna. Lei aveva perso diversi famigliari e persino un figlio in giovane età. Io la guardavo sempre con uno sguardo sbalordito e pregno di incomprensione. Come poteva una donna che aveva perso un figlio , sopravvivere? Non riuscivo a spiegarmelo in nessuna maniera. Se mi mettevo nei suoi panni , il dolore che provavo era incommensurabile ma poi ebbi un’illuminazione. La accompagnai al cimitero , quello vicino casa ,per andare a trovare i nostri parenti. Lei , che non ricordava nulla per via della senilità, conosceva a memoria le strade di quel luogo. Aveva una mappa mentale meticolosa e precisa. Andammo prima da mio Nonno e poi dal figlio , mio Zio. Fu una scena che non dimenticherò mai. Una donnina piccola ed un po’ gobba , piegata su stessa  che un attimo prima sorrideva con una splendida dentiera , crollò in un rumoroso pianto davanti ai miei occhi. Pianse per almeno mezz’ora. “ Io ero ormai perso nei miei pensieri ma Due era silenziosa ed interessata e non lasciava andar via i miei capelli.
“Lo compresi. Mia nonna aveva creato uno piccolo spazio nel suo cuore , come uno scompartimento di dimensioni medie , ed aveva inserito queste persone al loro interno. Era come se avesse un tasto per far fuoriuscire il dolore. Passava le sue giornate in maniera consona e tranquilla ma non appena si trovava nel giusto contesto , una minuscola chiave apriva questi scompartimenti e fuoriusciva il dolore di una vita. E ciò era necessario. Come puoi vivere con tutto quel dolore? Devi assolutamente metterlo da parte per poter andare avanti senza , però, fargli perdere valore. E’ complicato. Quando compresi di poterti perdere , ero arrabbiato con me stesso e triste , ovviamente. A differenza di mia Nonna , non riuscivo a chiudere i sentimenti in piccole stanze per poter continuare a vivere. Se penso al mio cuore in quel periodo , non riesco a riconoscere degli scompartimenti o degli spazi precisi ma un mare enorme ed agitato che copriva qualsiasi cosa. Era come se il mio cuore fosse immerso in questo amore. E ricoperto di miele , ogni azione diventava faticosa.  Quanto terrore mi diede questa immagine che rividi più e più volte. E mi chiedevo se valesse la pena amare e perdere , amare e sprofondare nel miele. Ed ovviamente ne valeva la pena ma , dopo quel periodo , mi sono reso conto di quanto vile e debole sia come persona. In confronto a mia nonna “ E spostai per primo lo sguardo e poi la mano puntò alla sua soffice guancia destra “ mi sento perso. Come se potessi sprofondare in mare da un momento all’altro”
Due , dopo discorsi del genere , rimaneva sempre in silenzio. Era il suo corpo a darti una risposta ed il suo sguardo disegnava le pause e le virgole di quel discorso che solo lei comprendeva. Ma dopo un minuto aprì la bocca  e mi sussurrò “Ma questo miele è così dolce” .

Due diede ad Otto un milione di baci all’incirca. Ed arrivati al milione ed uno , lui sprofondò in una comoda stanchezza. Lei si alzò, prese la caffetteria e, guardando prima il serpente sul letto e poi il cielo grigio , si sentii felice.

Un abbraccio

Un colpo forte contro il mio petto. Le mie braccia penzolano e perdono ogni tipo di forza. Lo sguardo, colmo di nebbia , si innalza. E’ come se cercassi delle forme fra tutti quegli alberi , in quella luna che si trova lontana e nelle luci colorate che ci circondano. Noi che siamo immersi in una marea di gente che pian piano svanisce. I piedi si piantano al terreno e non riescono a rispondere ad un impulso. Strizzo gli occhi due , tre , quattro volte e sento un magone che come un pugno , punta al mio mento. La testa non ha energie e si pietrifica insieme alle braccia che non penzolano più come qualche secondo fa. Mi sento in un blocco di ghiaccio , immerso nella staticità di un momento che non sta davvero accadendo, nella mia mente non sta accadendo nulla. Pian piano mi abbandonano le orecchie che non riescono più a darmi stimoli dal contesto e le persone intorno diventano ghiaccio anch’esse e rimangono in silenzio. Il mondo , nel mio istinto , si è fermato a guardarmi e sono al centro di questa “scena”.
Sento il petto caldo, come se una strana energia stia salendo dallo stomaco fino al collo. Ma poi il calore si ferma e rimane immobile. E’ un abbraccio questo?
Il mento scende seguendo la forza di gravità e vedo una palla di pelo , connessa ad un corpo, che sprofonda dentro di me come se fossimo melma. Non riesco a riconoscere più il contesto. Diventa quasi un foglio bianco dove solo questa fusione sta veramente vivendo. Lo sguardo mi sussurra di alzare la testa e di fuggire da questa scena. Lascerò al petto il compito di sopportare questo peso. Trattengo il pianto mentre cerco di innalzarmi , anche se le braccia rimangono immobili come sempre. E mi innalzo , penso quasi di poter sgusciare via , come fossi ricoperto di olio , e scappare via nel cielo. Immagino di essere un filo d’acqua che ha finto di essere carne ed ossa per tanti anni.
Non riesco a scostarmi e la stretta è diventata pensante. Con quali forze dovrei liberarmi? Non posso farlo ed il pianto sta prendendo il sopravvento.
La fuga non è possibile e questa presa è irresistibile.

La stretta cede e sento il calore andar via. Le braccia , il collo , le gambe ritrovano la forza. Stringo forte. Immergo il naso nella palla di peli e due gocce di acqua scendono come a comunicarmi che il peggio è passato.

Ho ricordato una spiaggia

Ho ricordato un’estate. Lontana nel tempo e se ci provo , non riesco ad immaginarmici. Mesi fa ero lì. Su uno scoglio alle sette di mattina , ascoltavo le onde , i gabbiani ed il vento forte sulla mia pelle. Ero così solo e così felice. Prima di lavorare dovevo farmi un bagno e respirare sott’acqua nella totale solitudine. Mi sembrava di svegliarmi davvero solo quando ero bagnato ed immerso nel blu. E poi rimanevo in silenzio , guardandomi intorno , e non cercavo delle persone nemmeno per un momento. Nemmeno per un momento avevo bisogno di persone ma le sensazioni avevano sostituito ogni cosa.
Quella spiaggia ha perso ogni forma oramai. Non riesco davvero a capire cosa non vada nella mia memoria ma non riesco a dare delle linee ferme nella mia mente. Oggi guardavo in alto. Stavo guardando il cielo e vedevo gli alberi muoversi e respirare contemporaneamente. Impietrito dovevo osservarmi intorno e non riuscivo a non ricollegare tutto a quella spiaggia.


Quella solitudine dolce dove il vento sembrava comunicarmi delle parole incomprensibili. Come spesso faccio , mi innamoro dell’incomprensibilità.